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Il sostegno alla maternità che vorrei

Ispirata da un ricordo di facebook, una foto in un lavoro di un’amica

Con naturalezza“, di Stefania Schubeyr

riprendo in mano queste cose scritte all’inizio di settembre 2016, e un vecchio progetto, il sostegno alla maternità che vorrei, partendo come ovvio, almeno per me, dall’allattamento.

Il sostegno all’allattamento che vorrei… Prima parte…

In un’interessante guida del ministero della salute sul primo anno di vita dei bambini, il capitolo sull’allattamento (di (Dott. Riccardo Davanzo IRCCS – Ospedale Burlo Garofolo, Trieste) inizia dicendo, che la principale e rassicurante risposta ai dubbi sul fatto di avere o meno latte risiede nell’appartenenza della specie umana, e quindi della donna, ai mammiferi che hanno sviluppato la capacità di produrre latte per la propria prole ben 220 milioni di anni fa

Dopo i primi sei mesi è importante introdurre altri alimenti, ma fino all’anno di età il latte materno fornisce circa un terzo delle calorie necessarie al bambino. E l’OMS e con lui il Ministero della Salute italiano consigliano di allattare fino ai due anni, e comunque fino a quando la mamma e il bambino lo desiderano (vedi anche questa guida del Ministero sull’allattamento).

Da 220 milioni di anni le donne allattano. Detta così sembra una cosa naturale, e in effetti, come il parto, è una cosa naturale.

Però si partorisce in ospedale, e i parti indotti crescono (perché il tempo della gestazione pare si stia allungando), e l’allattamento si avvia in ospedale, sotto lo sguardo attento, e non proprio neutro di infermiere pediatriche, ostetriche, pediatri….

La stessa guida prosegue spiegando brevemente la fisiologia dell’allattamento e della produzione di latte, in cui sono coinvolti due ormoni: la prolattina e l’ossitocina.

“Due sono i principali ormoni coinvolti nell’allattamento al seno che vengono rilasciati dalla mamma a seguito della suzione: la prolattina, che induce gli alveoli a produrre latte e l’ossitocina, che aiuta a spremere la ghiandola, contraendo il tessuto muscolare attorno agli alveoli. Più spesso e più a lungo il bambino ha occasione di succhiare al seno, maggiore è la produzione di ossitocina e quella di prolattina”.

Quindi aggiunge una cosa molto interessante:

Siccome i due ormoni hanno azioni differenti, può capitare che la madre produca latte a sufficienza, ma non riesca a far uscire adeguatamente il latte perché il riflesso di emissione del latte non agisce adeguatamente. Infatti, quando la madre è stressata, provata dal dolore o sfiduciata, il riflesso di emissione è inibito e il latte ha difficoltà, pur essendo normalmente prodotto, a fuoriuscire. Il relax, l’affetto, la sicurezza in sé sono invece condizioni che favoriscono l’azione dell’ossitocina e, quindi, il riflesso d’emissione del latte.”

L’ossitocina è quella che aiuta a far uscire il latte, e la sua produzione è influenzata da come ci sentiamo, dal clima (emotivo) che respiriamo, dalla fiducia di cui siamo circondati.

Leggendo queste poche righe ci si aspetterebbe che il primo sostegno per una neomamma consista nel darle una grande fiducia e nel farla sentire a proprio agio in questo ruolo che è fatto apposta per lei, ma nuovo completamente nuovo, e che, per quanto naturale, deve fare comunque i conti con la sovrastruttura culturale di cui è partecipe.

E invece, invece, intorno all’allattamento si è creata una psicosi che porta il personale sanitario a tempestare le neomamme di domande e al compiere azioni incalzanti e ossessive:

1) “si attacca?” in una mattinata possono entrare 4 persone diverse a chiederti se tuo figlio si è attaccato e quanto…

2) devi farlo mangiare ogni XX ore, in cui le X indicano un numero di ore variabili a seconda dell’estro di chi ti sta interrogando (a riprova della scientificità dell’approccio)

3) doppia pesata (con richiesta di ritornare nei giorni seguenti se un bambino non rispetta gli standard), che è sconsigliata dallo stesso Ministero della Salute, e che serve solo a creare ansie nelle neomamme.

4) alla dimissione, può capitare che si minacci la neomamma di dover iniziare nel breve termine la giunta di latte artificiale se il bambino non dovesse rispettare gli standard…

Questi sono atteggiamenti fuorvianti, perché con l’intento di favorire l’allattamento, si lanciano alla madre messaggi di sfiducia, che possono ferire nell’animo.

1) Messaggio che arriva: Se continuano a chiedermelo vuol dire che non mi preoccupo di far attaccare mio figlio, evidentemente non lo attacco abbastanza, non sto avviando bene l’allattamento. Rischio di affamare mio figlio

2) Messaggio che arriva: allora non è naturale, c’è una regola che non so. Come faccio a regolarmi? Rischio di affamare mio figlio

3) Messaggio che arriva: mio figlio non riceve abbastanza latte, sto affamando mio figlio

4) Messaggio che arriva: Rischio sicuramente di affamare mio figlio, non avrò abbastanza latte, non sarò in grado di allattare

Tutto questo in assenza di sguardi negli occhi, dialogo, domande alla mamma su come sta, su cosa si aspetta dall’allattamento, sui suoi dubbi, le sue preoccupazioni (tra cui, spesso, non aver più tempo per sé, per il marito, per la casa, per il suo lavoro e le sue passioni), nessuna attenzione nel calibrare le parole per non mettere in crisi una donna che, a poche ore o giorni dal parto, cammina sul filo del rasoio, perché ci sono gli ormoni, perché siamo con i sensi tesi (retaggio del passato, anche se ora non rischiamo la vita), perché appena hai un figlio tutto il mondo ti inizia a dire come allevarlo, e fai già fatica a cercare di capire cosa vuoi tu e cosa ti sta venendo “imposto”.

E invece, gesti anche invadenti, quando non violenti… prendere i seni per posizionarli, strizzarli per far uscire meglio il latte, senza nessuna attenzione a chi sei, a cosa vuoi. Come se ormai non contassero più la mamma e il bambino, come persone, ma ci fossero solo due seni e una bocca.

Perché non rassicurarci sul fatto che allattare è naturale, e quindi non dare regole di nessun tipo? ma semmai aiutarci a capire se effettivamente nostro figlio è ben attaccato e beve effettivamente (si attivano una serie di muscoli).

Perché, invece, non spiegarci tutte le posizioni in cui è possibile allattare?

E perché non raccontarci quello che dice la guida del Ministero? che la produzione del latte è un meccanismo biologico. Perché non dirci che questo meccanismo è legato alla produzione di due ormoni, la prolattina e l’ossitocina? e che la seconda (che regola il riflesso di emissione, e quindi la fuoriuscita del latte) è influenzata da come stiamo noi. E quindi di stare tranquille, che andrà tutto bene, e di non farci scoraggiare da tutte le fanfarerie che ci sentiremo dire intorno all’allattamento.

Perché non darci una guida in cui queste cose sono spiegate, che ci aiuti anche a rispondere a tutte quelle domande che riceveremo, a liberarci di tutte le superstizioni che in meno 50 anni di diffusione del latte artificiale, hanno interrotto un meccanismo biologico che andava avanti da 220milioni di anni?

Perché non formare il personale sanitario con questa bella guida curata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per formare il personale che vuole aiutare le neomamme ad avviare l’allattamento?

Non serve molto per aiutare una neomamma ad avviare l’allattamento serenamente e felicemente, empatia e qualche informazione di base, tutto il resto sono sovrastrutture legate alla medicalizzazione di un evento naturale, o almeno vecchio di 220 milioni di anni per la nostra specie e molto di più in generale…

 

Qualche link interessante

http://www.periodofertile.it/angolo-professionisti/come-capire-se-il-bambino-mangia-abbastanza-latte

http://prevenzione.ulss20.verona.it/docs/Genitoripiu/Manuale/manuale.pdf

http://www.nostrofiglio.it/neonato/0-3-mesi/130580-il-neonato-ha-la-testa-piatta-cosa-fare

http://www.lllitalia.org/index.php?option=com_content&task=view&id=35&Itemid=36

 

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