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La normalità di credere

9 febbraio 2010

Ieri un mio amico mi ha inoltrato una lettera che ha scritto su di me (per farmi campagna…),

in un punto diceva “benché sia cattolica, ha un approccio rigorosamente laico ai problemi e non si sognerebbe mai di imporre ad altri comportamenti conseguenti alla sua fede”,

Mi ha fatto ovviamente piacere, ma quello che mi ha poi rattristato è il “benché” iniziale.

Il mio percorso cattolico, cristiano, mi ha insegnato proprio quello, il rispetto delle idee e delle azioni degli altri, che poi è un approccio laico alla vita.  (Sarà stato lo scoutismo?)

Gesù era il primo degli “anti-bigotti”, se mi si passa il termine….

E per la verità io conosco solo cattolici-laici, come spero di essere io,

per me è quella la normalità di professare una fede (credere poi è un altro discorso ed è un cammino che forse non finisce mai), per questo mi rattristo di quel “benché”.

I normali non hanno mai fatto molto rumore….

Poi so benissimo, che quel “benché” è anche il frutto di questi ultimi 20 anni di un certo modo di fare politica, di strumentalizzare la Chiesa (che certo a volte si fa strumentalizzare, o “invita” a farlo…).

Ma ora che lo sappiamo, come fare a rendere normali anche dei distinguo?

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