Archive for febbraio 2010

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primo marzo. Un giorno senza immigrati

27 febbraio 2010

ricevo e riporto sperando che saremo in tanti lunedì!
Primo marzo 2010, un giorno senza immigrati
________________________________________________________________________________________________________________________________________L’nizio di un nuovo percorso

di Stefania Ragusa, presidente Primo marzo 2010
Questo articolo è stato pubblicato da Il Manifesto il 13/01/2010

Da quando è stata lanciata l’iniziativa Primo marzo 2010 sciopero degli stranieri, molte volte ci è stato chiesto chi siamo, qual è il nostro obiettivo, come pensiamo di raggiungerlo. Qui, proverò ad articolare le risposte.
Primo Marzo 2010 è un movimento spontaneo, nato per iniziativa di quattro donne slegate dai partiti ma impegnate, a titolo diverso, nel campo del dialogo interculturale e dell’antirazzismo; quattro amiche accomunate dalle frequentazioni multietniche e di colori ed estrazioni anagrafiche diverse: due bianche e due nere, due italiane (almeno di nascita) e due straniere. Io sono una di loro. Le altre si chiamano Nelly Diop, Daimarely Quintero, Cristina Sebastiani.
L’idea ci è venuta leggendo che Nadia Lamarkbi, giornalista di origine marocchina, partendo da FaceBook, aveva dato vita in Francia alla Journe sans immigré, una mobilitazione volta a evidenziare l’importanza dell’immigrazione per l’economia e gli equilibri sociali francesi. La Journe sarebbe stata il 1° marzo 2010.
Ci siamo dette: possiamo e dobbiamo provarci anche noi, e la nostra azione sarà mille volte più efficace e incisiva se avrà un respiro europeo: se sarà cioè congiunta a quella francese. Abbiamo contattato Nadia (molto felice della nostra idea e della convergenza di vedute) e ci siamo messe in moto raccogliendo tantissime adesioni da italiani, immigrati, esponenti delle seconde generazioni, raccolte su internet e nel mondo reale. Neanche per un istante abbiamo pensato di restare confinate alla rete virtuale. Conosciamo troppo bene la realtà dell’immigrazione per non sapere che moltissime tra le persone interessate non hanno accesso a un pc o non lo sanno usare.
L’obiettivo generale che ci siamo date è stato quello di lanciare all’opinione pubblica e a chi ci governa un segnale forte e chiaro: la saldatura tra razzismo popolare e razzismo istituzionale, che per varie deplorevoli ragioni si è prodotta in questi anni, è infame e destinata a saltare! Non solo perché anche in Italia gli immigrati sono fondamentali per l’economia e per tamponare le patologiche carenze del nostro welfare (basta usare un po’ di cervello per accorgersene), ma anche perché si sta cominciando a capire che circolari e provvedimenti legislativi che colpiscono i migranti in quanto categoria e frantumano i loro diritti rappresentano una minaccia non per i soli immigrati ma per la tenuta della democrazia, quindi per tutti. La copertina di un giornale riportava tempo fa la seguente frase: la storia insegna che quello che oggi lo Stato fa agli stranieri domani lo farà ai propri cittadini. La storia insegna e c’è qualcuno – anzi tanti – che ormai non ha paura di imparare. C’è un altro aspetto, nuovo, che vogliamo sottolineare attraverso questo movimento, che nasce meticcio ed è orgoglioso di esserlo: in questa battaglia per la difesa dei diritti, italiani e stranieri, vecchi e nuovi cittadini siamo uniti e mescolati per la ragione, semplice e incontrovertibile, che nella vita di tutti i giorni siamo insieme e mescolati, uniti da vincoli affettivi, rapporti di lavoro, relazioni di vicinanza. Questo certamente è più visibile nelle grandi città, può esserlo meno in provincia, ma è un dato di fatto e un trend rispetto al quale chiudere gli occhi può pagare (elettoralmente parlando) solo nel breve, brevissimo periodo. Nessuno, con la testa sulle spalle e il polso del presente può ignorare che i segni di questo secolo sono la multiculturalità e il metissage.
Per raggiungere l’obiettivo, per lanciare cioè il nostro segnale, noi utilizzeremo gli strumenti che ci appariranno più efficaci, senza lasciarci imbrigliare dagli schemi e dalle definizioni rigide. Lo sciopero inteso come astensione dal lavoro è sicuramente uno strumento molto potente, ma sappiamo perfettamente che non è alla portata di tutti: a chi non ha i documenti, è precario o è impegnato nei servizi alla persona non si può chiedere di non andare a lavorare. Per indire uno sciopero, inoltre, è necessario l’intervento del sindacato. E noi non sappiamo ancora se questo ci sarà o meno. Nel caso non ci fosse, però, non ci strapperemo le vesti: da quello degli acquisti e dei consumi a quello della fame, ci sono molti altri “scioperi” disponibili e praticabili. Ci sono molte altre modalità rilevanti, creative e non violente per manifestare il dissenso e partecipare. I comitati di Primo Marzo 2010 che sono spontaneamente nati in tutta la Penisola (e continuano a nascere) le stanno elaborando e mettendo a disposizione di tutti.
I nostri punti fermi non riguardano la scelta degli strumenti ma altro e, precisamente: l’azione congiunta con la Francia e (speriamo) presto anche con altri e il fatto che questo movimento deve restare espressione della società civile ed essere animato in modo paritario da italiani e migranti. La questione della difesa dei diritti infatti riguarda tutti, indipendentemente dal passaporto. Su questi punti sì siamo e saremo intransigenti.
Noi ci sentiamo forti e ottimisti rispetto alla possibilità di centrare l’obiettivo. Perché questa è davvero una manifestazione spontanea e partecipata, che sta suscitando entusiasmo e non risponde a logiche di partito o di potere: riflette il bisogno condiviso di difendere i diritti e correggere le storture che stanno viziando il nostro sistema sociale. Ci auguriamo che chi ci sta osservando, magari non con una punta di scetticismo ma con varie, riesca a capirlo per tempo.
Il Primo marzo 2010 non sarà il punto di arrivo ma l’inizio di un nuovo percorso.

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politica e…

18 febbraio 2010

Vorrei contribuire a portare una voce fresca nel PD, di persone che si entusiasmano per la politica, anche se (e proprio perché) sono giovani. Persone che credono che la responsabilità sia una cosa da praticare e la fiducia una cosa da meritare.  Che credono che la strada giusta sia tornare a lavorare insieme, sempre in più persone, per un progetto comune (lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato) – in nome del quale possiamo anche far fare alle nostre posizioni personali piccoli passi indietro.

Vorrei far sentire di più la voce delle donne in politica, non tanto perché solo per il fatto di essere donne sono le più titolate a parlare di temi etici in questi anni al centro della riflessione, non solo perché essendo madri hanno particolarmente (o tradizionalmente) più a cuore il tipo di educazione dei figli, ma semplicemente perché la società è fatta di donne e uomini e il mondo del lavoro è fatto di donne e uomini.

Nel resto del mondo (occidentale e non solo) il valore delle donne è sempre più riconosciuto. È possibile che in Italia nel 2010 la politica riconosca la “voce delle donne” quasi esclusivamente nel campo dell’istruzione, della cultura e del sociale?

Il PD, tra i suoi obiettivi ha anche quello di invertire la rotta di una politica ancora “perfettamente” maschile, salvo rarissime eccezioni (e di valore).

Per ora è un proposito, basta pensare alle ultime primarie…

Possiamo aiutarlo a mettere in atto le idee!

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La normalità di credere

9 febbraio 2010

Ieri un mio amico mi ha inoltrato una lettera che ha scritto su di me (per farmi campagna…),

in un punto diceva “benché sia cattolica, ha un approccio rigorosamente laico ai problemi e non si sognerebbe mai di imporre ad altri comportamenti conseguenti alla sua fede”,

Mi ha fatto ovviamente piacere, ma quello che mi ha poi rattristato è il “benché” iniziale.

Il mio percorso cattolico, cristiano, mi ha insegnato proprio quello, il rispetto delle idee e delle azioni degli altri, che poi è un approccio laico alla vita.  (Sarà stato lo scoutismo?)

Gesù era il primo degli “anti-bigotti”, se mi si passa il termine….

E per la verità io conosco solo cattolici-laici, come spero di essere io,

per me è quella la normalità di professare una fede (credere poi è un altro discorso ed è un cammino che forse non finisce mai), per questo mi rattristo di quel “benché”.

I normali non hanno mai fatto molto rumore….

Poi so benissimo, che quel “benché” è anche il frutto di questi ultimi 20 anni di un certo modo di fare politica, di strumentalizzare la Chiesa (che certo a volte si fa strumentalizzare, o “invita” a farlo…).

Ma ora che lo sappiamo, come fare a rendere normali anche dei distinguo?

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discorso assemblea dei coordinatori di circolo 21 marzo 2009

5 febbraio 2010

Intervento all’Assemblea Nazionale dei Segretari di Circolo

Roma 21 marzo 2009

Come altri, vorrei sottolineare l’importanza di questa occasione, segno che il PD vuole investire molto sul territorio a partire dai circoli.

Come continuare…

Le riflessioni che propongono si basano sull’esperienza di Genova, dove ci sono 57 circoli (6 di ambiente, gli altri territoriali) che discutono al loro interno, nelle assemblee dei segretari di circolo e dei coordinatori di municipio e nella direzione provinciale.

Circoli che hanno idee, proposte, scrivono documenti e sono in attesa di avere gli strumenti per incidere veramente nel Partito e partecipare ai processi decisionali.

Allora vorrei fare qualche riflessione su metodi e procedure, pensando a come dare le gambe a questo progetto di radicamento.

Dicevo, a Genova i circoli funzionano, lavorano su e per il territorio, ma il tesseramento generalmente (come noto) stenta. E la sfiducia o meglio la delusione viene anche dal “popolo delle primarie”, tanti dei quali ora ci chiamano per dire che non vogliono più sapere nulla del PD (e per fortuna che lo fanno, vuol dire che c’è speranza di convincerli di nuovo).

Per ritornare credibili, riottenere la fiducia e per essere ed essere percepiti come veramente diversi dalla destra, secondo me c’è una sola parola chiave TRASPARENZA.

Proverò ad articolarla in procedure trasparenti, fatti netti e parole nette.

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Hello world!

3 febbraio 2010

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